sabato 15 settembre 2012

In riflessione dalle vostre riflessioni sull'amicizia- parte 1

Parte 1: Amicizia o Amore? I miei errori.

Come vi avevo promesso eccomi qui... a scrivere ciò che ho dedotto, o semplicemente, letto.
Il 16 giugno avevo scritto un post intitolato: "Un amico è così", il clou di questo post è che l'amicizia (per quanto ne so e per quanto credo di sapere) sia una questione di sintonia e condivisione, inoltre sostenevo (e sostengo) la validità dell'affermazione che "un amico c'è sempre: sia nei brutti, sia nei bei momenti".

Ma se ero arrivata già ad una mia teoria, perché soffermarmi ancora su questo tema?
Perché, come scrive Marco, si scrivono e si leggono, si girano e si guardano storie d'amore perfette o imperfette... ma sull'amicizia nulla o quasi nulla, o meglio: su entrambe quasi nulla. Ora mi spiego...
Quando pranzo sono sempre sola e lo stesso a colazione... allora mi fermo e penso, e confronto la mia vita, guardando o leggendo, le vite di altri, di altre. Questo mese era il turno del telefilm "Sex and the city". Sono rimasta sorpresa perché mi sono resa conta degli errori che, io per prima, posso, e ho, commesso in un'amicizia, e quelli che possono essere stati commessi da altri.
In questo telefilm si vede come gli uomini, sia quelli che vengono e vanno, sia quelli che arrivano e restano giochino, per queste quattro giovani donne, un ruolo fondamentale (sia per il puro piacere sessuale, sia per la ricerca del grande amore), ma MAI sovrastano le amiche. Sì, ci sono Capodanni in cui una è a casa da sola, una è a Los Angeles con il suo ragazzo, l'altra con il marito e l'altra ancora da sola, ma attenzione: quando c'è davvero un momento di crisi, mariti, conviventi e figli (!!) assumono un ruolo secondario, perché di base, di principio, è il rapporto tra amiche quello più fondamentale. Non solo: si ritagliano spazi per loro stesse anche quando va tutto alla grande, e viaggi solo per divertirsi tra di loro. Certo, la società ci insegna, ci mette nel cuore, il desiderio di tornare a casa e di trovare una famiglia, quindi questo prototipo dovrà pur essere costruito in qualche modo (per chi lo desidera). Allora: come si fa??



Va gestito tutto con un certo equilibrio: amicizia e amore. Non si può rinunciare né all'una, né all'altra cosa. Io ho sbagliato molto. Ho privilegiato spesso l'amore e, forse, troppo poco l'amicizia, e beh, ovvio che io venga ripagata con la stessa moneta. A volte invece no, mi hanno perdonata, a volte ho perdonato.
In realtà, nonostante tutti i miei sbagli, ho sempre paura, faccio fatica a gestire le due cose, perché temo di restare sola: sola se un'amica si offende poiché crede che io privilegi il fidanzato, scaricandomi...e, viceversa, se per il fidanzato privilegio l'amica, sarei ancora, ugualmente, scaricata.
Sto ancora imparando tante cose, a gestire il mio tempo prima di tutto, ma soprattutto a capire per chi vale la pena spenderlo.... perché chi per me non lo spende... beh... è un po' inutile io spenda il mio. In "Sex and the city", le magnifiche quattro, ce la fanno.... hanno anche 35 anni, io ben 10 in meno, quindi, se sbagliando si impara: spero di arrivare ad essere amica come lo sono loro stesse, le une per le altre.
Mi dispiace aver spesso sbagliato...  :-(

E voi: amore e amicizia come li gestite?
Chiara
p.s. domani scriverò della parte 2: "Sfatiamo un mito"

mercoledì 12 settembre 2012

In riflessione...

Sono giorni in cui rifletto su tante cose... chiedo scusa se, per ora, non  le condivido con tutti voi. Vedo, e so, che molti aprono il mio blog, e mi chiedono di nuovi post... prometto che nei prossimi giorni metterò i miei pensieri nero su bianco, per voi, per me.

 L'unica cosa che mi sento di "buttare lì" riguarda l'amicizia (l'amicizia fa parte di molti dei miei post, ma credo davvero sia una cosa importante) e la differenza tra sentimenti ed emozioni. Per la seconda mi sto documentando... per la prima, devo ammettere, che lo spunto mi sta venendo grazie ad un telefilm: "Sex and the city".
Molti lo reputano una cavolata (per usare un termine delicato), o meglio di quattro donne spudorate che fanno sesso con chiunque. Forse per chi non sa guardare dietro le apparenze è così...per me no. (Oh mondo mi sto facendo un complimento da sola... hihihih patetico, ma ogni tanto ci vuole!).Torniamo al telefilm: è la storia di un'amicizia tra donne... di una bella amicizia, non parla solo di sesso! Vi invito, donne e uomini, a riflettere su cosa volete da un'amicizia (o cosa vorreste) e cosa date (o vorreste dare)
Io farò lo stesso e poi "ci troveremo" a parlarne!
Spero per questo che sarà un post diverso dai precedenti sullo stesso argomento!
A presto...
Chiara

venerdì 7 settembre 2012

Difficoltà di opinione...notizie incomplete!

E' già la seconda volta che capita... basta accendere la televisione ed è un vero disastro! Le notizie vengono date a metà, spesso non sono verificate, spesso CAMBIANO da telegiornale a telegiornale.
Come è possibile? Se "capisco" (N.B. le virgolette) il fatto che una notizia politica cambi a seconda della classe politica con cui è palesemente (o meno) schierato il telegiornale, non comprendo proprio come sia possibile MUTARE UNA NOTIZIA DI CRONACA. L'opinione e la critica della popolazione si deve formare!! E non si può creare sulla base di notizie date a casaccio!

 ATTENZIONE! Queste sono le pag. 24-25 de Il Messaggero del 13 agosto, ma NIENTE di questo post si riferisce a questa testata o ad uno degli articoli che si notano. La foto è stata scelta solo per dare "l'idea di notizia" al lettore. (Avevo solo questo giornale in casa.)

Vi riporto  i tre esempi che mi hanno provocato queste riflessioni:
1. Capisco che per molti Studio Aperto non venga considerato un tg, bensì un telegiornale di gossip, ma, allora, che parli di tette e culi, ma, santo cielo: se vuole parlare d'altro, che lo riporti bene! Credo infatti sia stato questo tg a sbagliare la notizia perché sembrava proprio "gettata lì".
La notizia è la seguente (ovviamente non ricordo i termini esatti): Una donna in cura da 23-24 anni per una colite, aveva in realtà un tubicino, grande come una sigaretta, nell'addome, lì da dopo un intervento chirurgico. Si era consultata con molti medici, ma tutti le avevano detto che era colite. Ha dovuto fare degli esami da sola, di sua iniziativa (cioè una tac), per scoprire la realtà.
Tg2:  Una donna in cura da 23-24 anni per una colite, aveva in realtà un tubicino, grande come una sigaretta, nell'addome, lì da un intervento chirurgico. Il suo "vecchio" medico di base le ha sempre detto che era colite, quando è andato in pensione,a gennaio, il medico nuovo le ha prescritto una tac e una risonanza e finalmente si è scoperta la realtà del tubicino.
Quindi? Tutti incapaci questi medici o no??

2. Come se non bastasse molti giornalisti sono incapaci di formulare le domande giuste! Si aprono così dibattiti basati sui soli titoli di un fatto...ma un titolo serve per attirare l'attenzione, la notizia va spiegata.
"Spiaggia chiusa ai bambini e ai buzzurri", poi nella trasmissione "a testata giornalistica" (caratteristica precisata dalla conduttrice) si continua dicendo "questo cartello era esposto qui."
A dire la verità, dice il proprietario, è "Spiaggia inadeguata a bambini e buzzurri", inoltre, si capisce (o c'è scritto non lo so) è "ad alta densità di gnocche e gnocchi". La trasmissione chiede di formare un'opinione: "Discriminazione o no? Cosa ne pensate?"
A boh. Non so cosa ne penso non si capisce niente!
- Il proprietario come fa a identificare i buzzurri? Dall'abbigliamento? Oppure se fanno confusione,ecc gli chiede di andarsene, con la minaccia di chiamare le forze dell'ordine?
- Il proprietario fa entrare i bambini anche se la spiaggia è inadeguata (cioè mancano i giochi,ecc)? Li caccia se i genitori non li sanno educare? E' questo il senso?
- Se vado io che sono grassa, non mi ammette alla sua spiaggia? O pensa "Affar tuo, io ti avevo detto che qui sono tutti belli e belle, se ti senti a disagio è un tuo problema"?

3. All'inizio dello scorso post, avevo fatto un'altra critica proprio su una citazione attribuita alla persona sbagliata.

Cercate di cogliere il senso... non mi importa dei dettagli, né di commentare le notizie in questo post... ma la mia preoccupazione è che le notizie serie, quelle che riguardano tutti noi (come quella della riforma sanitaria degli studi medici aperti 24 ore su 24) sono date spesso in maniera incompleta... molti non se ne rendono nemmeno conto.. si fanno un'opinione, non si documentano andando a leggere altro... insomma uno pensa "l'ha detto il tg"... Ma dove sono i tg delle notizie vere e complete? Bisogna sempre poi cercare in internet la verità o le notizie complete (se si trovano), o questo mestiere lo deve fare chi viene pagato per farlo? 

Chiara

giovedì 6 settembre 2012

Pensante o non pensante?

In questi giorni, con la morte del Cardinale Carlo Maria Martini, seguendo il telegiornale mi è caduto l'orecchio su una citazione molto bella e interessante: "La differenza non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti". Oltre a non essere una citazione completa (dopo citerò la versione integrale), devo ammettere, che mi colpisce come nell'era di internet un/una giornalista di prima linea, non riesca a verificare una fonte d'informazione, nonché l'autore di una citazione, attribuita, appunto, al Cardinale Carlo Maria Martini, quando ogni mezzo informatico (e, fidatevi, se ci sono arrivata io......) l'attribuisce al filosofo, docente universitario, laureato in giurisprudenza e filosofia, Senatore a vita, e soprattutto* appartenente in ordine cronologico al Partito Socialista Italiano ('84-'91), al Gruppo Misto ('91-'96), al Partito Democratico di Sinistra ('96-'98), ai Democratici di Sinistra ('98-morte): Noberto Bobbio ( 1909-2004). (Informazioni prese da Wikipedia).
(*In Italia acquista più validità un'informazione fatta da un "estraneo alla chiesa", rispetto che ad uno che ne faceva parte....chissà perché.)

Il Cardinale Carlo Maria Martini ha citato la frase in questione di Noberto Bobbio ne "Cattedra dei non credenti" Rusconi, Milano, 1992, p.120; naturalmente, nella sua versione integrale.
Questa informazione e la citazione completa le ho prese da: "Fecondare il tempo. Percorsi per vivere la fede nel terzo millennio" di Francesco Armenti, p. 35.
Finalmente sono arrivata al clou:
"La differenza rilevante per me non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti; ovvero tra coloro che riflettono sui vari perché, e gli indifferenti che non riflettono. (...) La specie degli indifferenti che è di gran lunga la più numerosa si trova tanto fra i credenti quanto fra i non credenti. " Noberto Bobbio.

Il Cardinale Carlo Maria Martini ha citato questa frase nella, ma forse meglio dire alla, Cattedra dei non credenti, che cos'è la Cattedra dei non credenti? Wikipedia scrive:  "La Cattedra dei non credenti fu un'iniziativa avviata nel 1987 dal cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, nella sua diocesi.
Consistette in una serie di incontri a tema ai quali il cardinale invitò esponenti sia dichiaratamente credenti che non credenti; lo scopo fu quello di dare voce, su varie tematiche, a chi non si definisce "credente", al fine di confrontarsi con il "credente" e con le ragioni della sua fede[1]; tali incontri furono occasione di incontro e dialogo; gli interventi di alcune edizioni furono raccolti in diverse pubblicazioni.
La sede degli incontri variò di anno in anno, anche in relazione della crescente eco che l'iniziativa ebbe e che portò ad un numero sempre maggiore di pubblico.
L'iniziativa si prolungò, di anno in anno, sino al 2002."

Prometto a me stessa e ai lettori di questo blog, che leggerò il libro, nominato sopra, di Francesco Armeni, e ne trarrò riflessioni che condividerò con voi, come condividerò con voi altre riflessioni di Noberto Bobbio, del Cardinale Carlo Maria Martini, e di chi altro venga citato nel libro. Ora, però, devo esternare le riflessioni suscitatemi da questa meravigliosa (a parer mio s'intende) frase e dalla Cattedra dei non credenti. 

Conosco molte persone che riflettono su varie tematiche, conosco persone intellettualmente preparate che si fanno domande, si informano e si fanno un'idea sulla religione, sui perché e anche sulla chiesa, visto che per quanto possiamo negarlo questo è un paese con una storia cristiana alla spalle. Poi ci sono le persone che invece leggono due vignette su Facebook, commentano, pensano di avere un'idea più che profonda e giudicano, giudicano e giudicano. Ma, al posto che giudicare, leggere solo certi tipi di articoli, e criticare l'istituzione della chiesa per la sua poca apertura mentale, non possono aprire loro stessi la mente? 
Non mi interessa se siete credenti o no, mi interessa che siate pensanti. Non importa la conclusione a cui arriviate, ognuno è libero di arrivare dove vuole, ma, PENSANDO, INFORMANDOSI. 
Conosco persone, e vedo link su Facebook contro la chiesa, la religione,ecc di persone di intelletto culturale favoloso, persone che ci provano a pensare ai grandi temi della vita, ai grandi interrogativi. E, persone che, basta parlarci, per capire che il loro massimo pensiero sia:  "Vodka o Martini sabato sera? La chiesa fa schifo. Ah si, l'ultima volta che mi sono interessato alle varie religioni del mondo ero in terza media" -.-
Ci sono anche persone, che meritano uguali critiche, che credono nel Dio cristiano senza mai essersi fatte delle vere domande (ovviamente non sto giudicando la vecchietta novantenne di periferia che faceva la contandina...su!), e persone di altre confessioni che fanno lo stesso.
Ovviamente non mi permetto di dare un giudizio su chi non conosco o meglio su chi conosco su Facebook, io sto parlando di persone che conosco da anni e con il quale parlo da anni, non posso sapere gli altri a quale di questa categoria appartengono, né mi interessa, io cerco solo di stimolare chi legge questo blog, come io stessa sono stata stimolata dalla citazione di Bobbio.
Lancio una provocazione: quanti di voi sapevano del dialogo della Cattedra dei non credenti? Io no, non lo sapevo e me ne vergogno. Mi faccio anche io certe domande, ma ciò non significa che giudico senza essere informata, né per i pro, né per i contro, ciò non cambia che mi vergogno di me perchè fino a pochi giorni fa non sapevo della Cattedra dei non credenti (anche se dal 2002 non c'è più stata, non è una buona ragione). Troverò di avere il tempo di leggere le pubblicazioni avvenute perché sono la prova che se si desidera davvero, un dialogo lo si può trovare, che si può pensare. Soprattutto: se si vogliono trovare aperture mentali all'interno della chiesa, si possono trovare, il Cardinale Carlo Maria Martini lo insegna, e con piccoli sforzi da parte di tutti, magari qualcosa cambierà, magari no: ma almeno si potrà avere la coscienza pulita nel dire: "Non è così, ma io ci ho provato.".
Inoltre credo sia fondamentale farsi la domanda: Pensante o non pensante? A quale delle due categorie voglio appartenere? Dovunque il pensiero vi porterà, potete dire di essere realmente vivi, credenti o no.
Chiara

martedì 4 settembre 2012

Ricordo, 4 settembre 2003

Ricordo.
                                                                                                  
Ricordo il nervoso,
la rabbia,
la paura,
i sorrisi per tranquillizzare gli altri.

Ricordo il nervoso,
il dolore,
il non voler vedere
né il sentire.

Ricordo il freddo,
le notti scambiate
con il giorno.

Ricordo la simpatia delle infermiere,
dei medici,
e la loro voglia di tranquillizzarmi,
come se fossi una bimba.

Ricordo il braccialetto
non tolto per portarmi fortuna.

Ricordo la puntura sul braccio
e la flebo a tre buchi.

Ricordo gli occhi
dei miei in lacrime;
Ricordo il delirio
del dolore;
Ricordo la voglia
di camminare e
di tornare a letto. *


Ricordo quanto tutto questo mi abbia cambiata, ricordo quanto tutto questo mi abbia fatto capire cosa e quali sono le cose importanti, ricordo che pochi capirono, e ricordo che molte persone non sapevano nemmeno che avessi difficoltà a camminare. Ricordo che al ritorno a scuola si aspettavano che spostassi io i banchi quando per quasi un anno non ho avuto sensibilità a tutta la schiena e difficoltà ad alzare le braccia.
Ricordo chi mi è venuto a trovare, e chi mi ha scritto. Ricordo i mazzi di fiori, ricordo un cappello. Ricordo lo spray per lavare i capelli e ricordo il bruciore di quel cavolo di catetere. Ricordo come il sangue mi entrava freddo gelido in circolo e ricordo il dolore lancinante. Ricordo che uscita dalla sala operatoria, davanti a tutti ho detto: "Quegli stronzi dei medici! Se mi avessero detto che faceva così male, col cavolo che lo avrei fatto!" Ricordo il suono incessante delle ambulanze che si recavano lì. Ricordo le punture. Ricordo il panico e ricordo le preghiere. Ricordo l'ultima corsa fatta la sera prima perché sapevo che per un anno non avrei potuto correre, perché sapevo che un piccolo errore avrebbe potuto non farmi più correre. Quante cose che ricordo. Quante cose mi hanno cambiata. Quante scelte dovute a questo intervento: medicina la prima. Ricordo che tutto ha un perché e che sono felice di essere cresciuta grazie a questo.
La cicatrice mi ricorda ogni giorno tutto questo. Settimana scorsa mi hanno chiesto perché non me la faccio togliere con la chirurgia estetica. Questo, questa giornata ha determinato cosa sono io. Posso cancellare me stessa? Posso cancellare una parte di me? Posso cancellare un'esperienza così importante? Fosse stata sul viso, un conto, ma così: NO.
So di una dolce ragazza che l'ha affrontato ed è morta per complicazioni, a lei va questo post.


Per chi non lo sapesse è stato un intervento alla colonna vertebrale dovuto ad una scoliosi, ed hanno applicato ai lati della colonna delle sbarre in titanio da 30 cm ciascuna. 
Ricordo che la mia scelta di diventare medico (se mai lo diventerò), è per essere come quei medici che erano con me e per far la differenza con i medici più interessati alla loro parcella, che al paziente. Ho provato ad essere visitata da questi professionisti, ma ne sono uscita disgustata. Molti mi hanno chiesto perché ho intrapreso la facoltà di medicina e non quella di giornalismo o di lettere, il motivo è rappresentato da questa foto, da questo post. Forse sarei stata "più capace" in una facoltà umanistica, forse no, nessuno lo sa. Forse aiuterei più gli altri con un articolo come questo (soprattutto per chi deve entrare in ospedale domani, perché possa trovare la forza), però non lo so. Gramellini Massimo, vicedirettore de La Stampa ha scritto nel suo ultimo romanzo "Fai bei sogni":
"Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene".
Sono confusa in questo momento sul mio sogno che sia uno o che sia l'altro? O che siano tutte e due? Ad ogni modo: verrà fuori esplicitamente prima o poi, speriamo più prima che poi.

Il pensiero va a chi oggi, adesso, sta affrontando il test di medicina: so come ci si sente, e conosco persone che hanno deciso per questa strada perché "non erano interessati ad altre carriere", perché "essere medico è un status sociale", e conosco persone non ammesse alla facoltà quando avrebbero riconosciuto nel paziente una persona da aiutare e a cui sarebbero stati vicini, persone che avrebbero fatto il medico per una missione, non per una targhetta, meritevoli come le altre, se non di più. Non è giusto, capisco che non ci siano soluzioni poiché il medico è una figura statale e lo stato non può creare medici che restano poi disoccupati, però, ripeto: non è giusto. 

Scusate la lunghezza di questo post...ma "mi è uscito spontaneo".
Grazie a chi c'era nel 2003, grazie a chi c'è anche ora, grazie a chi ci sarebbe stato se mi avesse conosciuta nel 2003.

A Sofia, con tanto amore,
ti penso ogni giorno,
Chiara

*La prima parte (cioè fino a dove è presente l'asterisco) è stata scritta tempo fa, il resto oggi.

domenica 2 settembre 2012

Esistono ancora le classi sociali?

Avete mai sentito parlare di piramide alimentare? Ecco, più o meno la stessa cosa si studiava alle elementari, per imparare la classificazione sociale degli Egizi: la piramide sociale. C'è anche stata quella del Feudalesimo, e tante altre. Infatti, se alcune erano ben note e ben studiate e formulate dagli storici, poi si utilizzava questo chiaro meccanismo (o meglio usare il termine "disegno"), per ricordarsi le struttura sociale anche in altre epoche... fino a...? Ora? Oppure è un fenomeno che none esiste più? Mi ricordo che in base all'epoca si poteva passare di gradino oppure no. Ma il vero problema è: al giorno d'oggi esistono ancora le classi sociali?


La mia personale opinione è che: sì, esistono delle classi sociali, non quelle di una volta, ovviamente. Tuttavia esistono, e direi che sono molteplici, non è possibile mettere tutto in una piramide. Se, è possibile, con quelle degli Egizi o del Feudalesimo inserire ogni componente in una piramide sociale, al giorno d'oggi, il disegno più corretto credo sia quello che tra poco spiegherò. Inoltre, secondo me, l'ascesa è possibile, come la discesa, tanto che non ci sono veri e propri titoli sociali, ci sono alcuni status che fanno più scena di altri, in genere professionali, ma comunque, ciò che intendo è che chiunque può ottenerli, come perderli, dipende dalla persona in sè, poi ci vuole sempre un pizzico di fortuna e una marea di impegno, ma il punto non è questo.
Il vero significato di questo post, infatti, è che, a mio parere, non ci sono vere e proprie classi sociali, ma ci sono aggregati sociali, il cui segreto è la condivisione.
E' il "disegno" di cui parlavo sopra a rappresentare a parere mio nel modo corretto, questi aggregati sociali. Avete presente quegli album, in cui su ogni pagina c'è una figura e, il bambino, deve unire i puntini nella giusta sequenza per ottenere una figura da colorare? La nostra società penso sia un insieme di miliardi di figure, che creiamo noi stessi in base al personale fenomeno della condivisione. Condivisone di cosa? Della fede, dei gruppi dell'oratorio, di uno stile di vita, della stessa professione, di un interesse comune, sia esso un semplice hobbies o un profondo ideale, sia essa una sintonia d'anima. Un puntino può far parte di tante altre figure, ma ogni figura di cui si desidera far parte è solo una scelta: questo è molto confortante perché si può essere chi si vuol essere (a parte alcune eccezioni ), ma, nello stesso modo, non si può dare la colpa dei propri errori a nessuno, tranne che noi stessi.


Auguro a tutti di scegliere la propria aggregazione sociale, pensate bene a tutto... buone scelte...!
Chiara

mercoledì 29 agosto 2012

A chi ci si lega realmente?

Esatto: a chi ci si lega realmente? Chi sono quelle persone con le quali si forma una sorta di misterioso filo di comunicazione, impossibile tra tranciare anche con un'apposita forbice? Perché il primo giorno di scuola ci si siede accanto ad una persona piuttosto che ad un'altra? E perché spesso questo legame diventa inscindibile anche dopo anni? Da notare, che a volte ci si sbaglia, sia cambia persona, ma comunque, prima o poi, si trova quella persona che sembra essere la tua persona? Questa terminologia non è mia, ma la prendo da Grey's Anatomy. Meredith e Cristina si definiscono ciascuna la persona dell'altra. Pur mettendo a volte in dubbio la questione, pur avendo screzi, arrivano sempre a questa conclusione. Perché? Voi avete legami simili?



Io credo che questo nodo che non si snoderà mai sia dovuto all'affinità creatasi, e anche, alla conoscenza che si ha l'un dell'altro.
L'affinità è qualcosa che non si può decidere di creare. Si crea e basta e non si può fare nulla per forzarla.
Essa comprende varie cose: dalla complicità, dal capirsi con uno sguardo, allo far pace dopo un litigio, al conoscere i difetti dell'altro, ma nonostante ciò, amarlo/a. Significa stare due ore a telefono, vedersi la sera e avere ancora da parlare. Comprende il chiamare quella persona per un problema ed essa, cioè la persona con cui si è affini, spesso riesce in maniera completamente inaspettata a mostrarci una realtà diversa da quella che vede l'altra. Cioè: essere uguali è davvero un problema? Secondo me no, mi spiego: innanzitutto non si è mai del tutto uguali; in secondo caso le persone affini non diranno mai qualcosa di completamente fuori luogo, o se capita, se ne accorgono. Perché? Perché sono riusciti nella conoscenza del nostro cuore. Dopo averli ascoltati non si pensa mai: "ma mi conosci almeno un po'???".
Spesso si etichettano questi rapporti come simbiotici, quasi come se fosse un errore, quasi come se la non totale non differenza non possa formare delle persone complete. Invece non è così: spesso sono le prime con cui si litiga o semplicemente che fanno capire che forse c'è qualcosa di sbagliato in quello che si sta facendo.
Io credo, sinceramente di aver imparato tanto dalle persone simili a me, tanto quanto da quelle diverse. Con un'unica differenza: quelle affini sono rimaste e so che rimarranno.

Voi, a quante persone siete affini? La vostra Cristina chi è?
Chiara