Questa caratteristica è
sicuramente femminile, tuttavia non so se appartiene a tutto il genere oppure
no… E, soprattutto, non so se è maschile. Questo resta un grande dubbio.
Probabilmente no, è solo femminile, e chi non ne è dotato, come gli uomini o
altre donne, deve ricorrere ad altri metodi di sfogo: ad esempio lo sport.
So per certo che coloro che
hanno tale caratteristica arrivano ad un certo punto in cui non vi è un fatto
particolarmente triste a scaturire un pianto, ma accade che una serie di
emozioni negative (come l’ansia, la tristezza, l’amarezza per qualcosa, la
tensione, il nervosismo, ecc.), insomma, una serie di cose, creino nell’anima
uno stato di angoscia, di pesantezza, per il quale si avverte l’esigenza fisica e psichica di farsi un
bel pianto.
Non sto dicendo che tali
persone non piangono se capita un qualcosa di drammatico, questo tipo di pianto
non c’entra nulla con l’altro pianto. Pertanto, in genere, coloro che hanno il
tipo di pianto che tale post descrive, hanno anche il “Pianto da evento
drammatico”, ma non è detto che sia vero il contrario.
Questo perché le lacrime di
cui sto parlando sono uno sfogo, e ognuno ha il suo modo di sfogarsi, di
lasciar uscire la sua energia negativa. Mentre, il “Pianto da evento
drammatico”, è improvviso, è per un evento ben definito e doloroso.
Il bisogno di piangere si avverte crescere dentro. E’ come essere su una giostra, una di quelle con i
cavalli, che gira in tondo. Ogni giro è un giorno di vita. E ogni giorno, si
vive qualcosa che causa tristezza, ansia e chi più ne ha, più ne metta. Se si
visualizza la scena della giostra vedetevi
a bordo, con una palla che vi gira intorno. Quella palla con il passare
dei giorni, diventa sempre più grossa: prima è una biglia, e poi diventa un
vero e proprio pallone. Ad un certo punto sembra colpirvi, ecco: è qui che il
bisogno di piangere diventa una cosa da fare.
Spesso non esce. La tensione
è tale per cui non esce nemmeno una singola lacrima.
Cosa fare? Ci si provoca il
pianto. Si deve assolutamente trovare il modo di sfogarsi. Come? Si può
guardare un film, leggere un libro, una vecchia lettera, una vecchia foto che si sa faccia piangere.
Già, perché piangere, è
necessario per alcuni di noi. Non per niente è stato scritto:
“Non bisogna aver paura di piangere. Non
bisogna frenare le lacrime quando vogliono uscire. Un uomo deve saper piangere.”
Sandro Pertini
“Le lacrime che non escono si depositano
sul cuore, con il tempo lo incrostano e lo paralizzano come il calcare incrosta
e paralizza gli ingranaggi della lavatrice.”
Susanna Tamaro
Susanna Tamaro
IO
Io ho questa caratteristica. Non viene
capita spesso. Infatti, spesso, sento dire:
“Non piangere”. Eppure per me è
vitale. Come respirare. Ha la stessa poesia. Mentre piango per quel film che
guardo apposta per piangere, mentre rileggo quel messaggio unico, non piango
per loro in sé, ma per tutto quello che mi sto portando dentro in quel momento.
Per cacciare tutto il dolore che sento di non meritarmi e di non volere. Per
allontanare ogni brutto pensiero e ripartire dalla modalità “Serenità”.
Vi confido che quando voglio
piangere, guardo “P.s. I love you”. Lì piango sicuramente. Inoltre piango anche
se non voglio piangere, perché non sempre sono in questa fase (meno male).
Voi dovete piangere, ogni tanto?
Cosa usate per piangere?
Un abbraccio,
Chiara
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